Il Portogallo - VILA DE SAGRES

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Ancorato al suo passato, proiettato verso l’Europa nella quale ancora non si è pienamente integrato, il Portogallo è stato per secoli punto di confine tra Occidente ed Oriente, multietnica crocevia di popoli d’oltremare.
Seppure ai margini per la sua posizione geografica rispetto ad essa, ne  ha condiviso la storia.
Abitato già nel secondo millennio avanti Cristo da tribù dedite alla pastorizia e a un’agricoltura primitiva, risentì prima dell’influenza fenicia e greca e divenne poi provincia romana col nome di Lusitania (dal nome della popolazione che viveva al nord del Tago che maggiormente resistette alla conquista romana).
I Romani la trasformarono come tutto il resto d’Europa, introducendo una lingua, una moneta, un’organizzazione, una legge ed una religione comune ed arricchendola di strade e acquedotti e di nuove città. Evora, Beja, Santarém, Lisbona ne conservano ancora resti importanti.
Il crollo dell’impero romano aprì la strada all’invasione di popolazioni barbariche, gli Alani, i Suebi e i Visigoti, che si fusero armonicamente con la popolazione ispano-romana.
Nell’ottavo secolo i Mori si impadronirono della quasi totalità della penisola iberica. Il sud del Portogallo prese il nome di Al-Gharb, cioè l’ovest, da cui derivò l’attuale nome Algarve.
Dalla regione del  Minho, unico baluardo che riuscì a resistere, partì la Reconquista, che vide nei secoli successivi scontri frequenti con alterni risultati fino alla formazione nell’IX secolo di un territorio indipendente tra i fiumi  Lima e  Douro che prese il nome di Portucale, dal nome della sua città principale Portus Cale. Solo nel 1139, dopo un’ulteriore vittoria sui Mori, venne proclamato il primo re, Afonso Henriques.
Nel 1249 vennero annessi l’Algarve e l’Alentejo e vennero definiti i confini con la Spagna che sono rimasti inalterati fino ad oggi. I  1215Km  di frontiera immutata dal XIII secolo rende il Portogallo  uno tra i più vecchi paesi  d’Europa.
Da allora iniziò il processo che lo staccò dall’influsso spagnolo e avviò invece l’alleanza con l’Inghilterra. Risale al 1386 il Trattato di Windsor, che fu invocato durante la seconda guerra mondiale per consentire alla navi e agli aerei inglesi di rifornirsi di carburante alle Azzorre.
La lingua portoghese si separò dal latino e dal castigliano e divenne la lingua della cultura e del diritto e ufficiale dello stato. Sorsero nuovi centri, nuovi castelli, monasteri. A periodi di pace e progresso economico seguirono periodi di lotte, anche intestine, che minarono stabilità politica ed economica.
Si guardò così all’espansione marittima come alla soluzione dei problemi e come nuova fonte di sviluppo. Il commercio e l’esplorazione divennero l’occupazione della nobiltà in fermento per l’ascesa della classe borghese.
Seppure piccolo quasi come l’Italia settentrionale (89mila Kmq, largo 218Km, lungo 561Km, con 823Km di coste) estese la sua influenza ai quattro angoli del mondo. Il coraggio del suo popolo (gente di santi e navigatori) lanciò il Portogallo nel XV secolo alla scoperta e sfruttamento di rotte marine oltre i confini allora giudicati invalicabili, verso l’Africa, l’India, il Sud-Est Asiatico, la Cina, l’America.
Gil Eanes superò il promontorio di Capo Bojador,  Bartolomeo Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza, Vasco de Gama arrivò a Calicut in India, Pedro Avares Cabral scoprì il Brasile, Ferdinando Magellano compì la prima circumnavigazione del globo.
Vennero conquistate terre nei diversi continenti. L’impero così creato grazie ai sempre maggiori possedimenti fornì  in un primo tempo enormi profitti; nel tempo però i costi sia in termini  economici che di risorse umane limitate per densità e dimensione del proprio territorio si rivelarono superiori ai profitti che ne derivavano.
Il Portogallo in difficoltà venne riannesso alla Spagna; la peggiorata situazione portò alla rivolta dei nobili e all’acclamazione di un nuovo re.
La scoperta dell’oro in Brasile risanò temporaneamente le finanze e diede nuovo impulso al commercio.
Nel 1755 un violento terremoto distrusse Lisbona.
Venne invaso dalle truppe francesi di Napoleone, reagì cacciandoli con l’aiuto degli inglesi. Il Brasile si rese indipendente. Idee liberali si diffusero e divisero il paese, ma portarono alla formazione dei primi partiti politici. Il perseguimento della politica coloniale in Africa a compensazione della perdita del Brasile portò nuovamente al dissesto finanziario fino alla bancarotta ed aprì la strada alla repubblica, che venne proclamata il 5 ottobre 1910.
L’instabilità politica che ne seguì aggravata da un anticlericalismo spinto non riuscirono a risolvere i problemi lasciati in eredità dalla monarchia. Nel 1926 un colpo di stato militare rovesciò il governo democratico e nel 1928 Antonio de Oliveira Salazar venne nominato ministro delle finanze con pieni poteri.
Salazar sfruttò gli interventi  che era riuscito a realizzare e che riequilibrarono il bilancio e stabilizzarono la moneta e ridiedero fiducia al paese, per trasformare lo stato in un regime fascista, nel quale la polizia non esitava a reprimere ogni pur minima forma di sovversione. Incurante dei cambiamenti mondiali, deciso a mantenere il totalitarismo, fermo nella politica imperiale si impegnò sempre maggiormente e militarmente nel mantenimento delle colonie creando malcontento e riducendosi il sostegno popolare.
Nel 1968 un incidente lo obbligò al lasciare il comando.
Il 25 aprile 1974 un colpo di stato incruento rovesciò il regime e avviò il processo democratico. Sorsero nuovi partiti, si tornò a votare. Le province oltremare si resero pressoché tutte indipendenti.
Lentamente il Portogallo si liberò dell’isolamento in cui si era spinto.
Nel 1986 entrò a far parte della Comunità Europea adottandone in seguito anche la moneta.
Tracce del suo passato di navigatori e di scoperte sono visibili in tutto il paese. Monumenti sono sparsi un po’ in tutte le piazze del paese. Come pure traspare in quasi ogni manifestazione, e soprattutto nel canto più popolare, la saudade, il sentimento misto di sottile malinconia, di nostalgia e orgoglio e rimpianto per la grandezza irrimediabilmente perduta. Va dissipandosi invece la riservatezza, a tratti quasi scortesia, retaggio della paura a comunicare del periodo salazarista.
Sono proprio passato e presente che si vanno mescolando e offrendo ai turisti che lo ripercorrono. Dai centri commerciali e turistici di ultima generazione, dalle strutture alberghiere e sportive di alto livello, ai paesini bianchi arroccati dove la storia si è fermata e non ancora travolti dalla frenesia moderna.

 
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