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BEST


nato nel 1949, a Morimondo, in provincia di Milano. Grafico. Affascinato dalla cultura e dalle tradizioni Portoghesi dal 1987, quando arriva per la prima volta in Portogallo, pubblica libri a fumetti e fotografici sulla storia e le tradizioni portoghesi.

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l'oceano,
il vento,
il sogno.







CRONACA POETICA DI UN'OSSESSIONE

Sogno o realtà? Tutti e due, probabilmente.
I quadri di Bernardo Stroppi hanno questa singolare qualità: la coincidenza fra visto (vissuto) e immaginato. Sono la cronaca poetica di un'assessione, intesa nel senso positivo del termine, come "vocazione". Il tentativo di fissare almeno qualcosa di ciò che l'autore vive nel suo buen ritiro portoghese, La solitudine, la bellezza, la natura primitiva, il confine del mondo, la fuga, la realtà trasfigurata….
Il soggetto è quasi sempre lo stesso: Capo di San Vincenzo col suo faro. Stroppi lo ritrae da basso, di scorcio, in panoramica sotto un cielo barocco, intravisto dietro uno scoglio, in penombra o in piena luce. E' disperso in mezzo al mare, come un'isola in balia del nulla (piacevolmente alla deriva), oppure dritto sull'orizzonte, come un ultimo avamposto della  "civiltà". E' un  pittoresco scatto d'orgoglio umano, oppure un elemento del paesaggio senza importanza, il dettaglio di un insieme che lo trascende completamente. Ma è anche un segnale, un fascio di luce che si perde "fuoricampo", indicando una meta possibile, al di là del consueto e del conosciuto.
Non è una pittura che sfoggia la sua "arte" o cerca chissà quali effetti. E' uno strano oggetto che sta al confine fra illustrazione grafica, fumetto ed evocazione lirica. E' un sogno ed è realtà (quasi iper-realtà). Non ha l'ambizione di iscriversi in qualche scuola stilistica, in un'avanguardia ex o neo. I suoi quadri sono unicamente suoi, e a volte sono particolarmente suggestivi, soprattutto quando il mare diventa uma macchia impenetrabile, quasi un confine oltre il quale non si può andare, o un'altra dimensione in cui perdersi. La tecnica è semplice, utilizza gli acrilici e ha il gusto del tratto limpido e del colore puro. Il piacere dell'istinto e della memoria.




UNO SGUARDO OLTRE L'ORIZZONTE

Stroppi dipinge la frontiera, una linea: uno spazio non abitabile, non abitato, che non accoglie oggetti. Unico segno della presenza dell'uomo: il faro. Il faro, un non-oggetto; una cosa cioè, che non vale per sé, una cosa che vale come simbolo: il faro sorgente di luce, simbolo dell'occhio e dello sguardo che proietta la sua luce oltre il confine, segno della volontà di andare oltre, promessa e desiderio di viaggio.
La luce attraversa il cielo.
Il cielo a volte è scuro, duro, omogeneo e misterioso come un vetro da infrangere e da attraversare, per andare oltre, per proiettarsi in una quarta dimensione, per superare la visione banale del reale. Il ciele a volte è ricco di inviatnti nuvole barocche, come se le volute infinite e gli infiniti riccioli nascondessero le promesse misteriose di un destino. Questi cieli hanno la capacità di conferire a questi paesaggi elementari una valenza inquietante; la coscienza cioè di trovarsi sull'ultima frontiera, il limite estremo d'Europa; al di là l'Oceano: confine ultimo, definitivo, solido, impenetrabile. Stroppi dipinge la frontiera, e insieme dipinge anche il desiderio di superarla; infatti, quando a volte compaiono, rare presenze, gabbiani e pescatori, sono anch'essi metafore, sono rappresentazione concreta del desiderio: i gabbiani nel cielo, i pescatori nel mare sono i soli che riescono andare oltre.
La tecnica è semplice, presa a prestito dalla pratica della grafica pubblicitaria, fondata sull'uso degli acrilici. Il tratto è pulito, lineare, preciso non cede né all'iperrealismo né al gusto del trompe l'oeil.
Il profilo netto delle scogliere, una natura limpida fatta di volumi compatti, di colori elementari. Un lavoro veloce, una bellezza austera e severa.
Il naturalismo è solo apparente. Il suo lavoro è gioco di memoria, è sogno, è via d'uscita dalle nebbie, dal grigio umido della pianura, verso gli orizzonti aperti della costa, verso l'oceano, dove il sole è violento, la luce senza vibrazioni, il vento tagliente.
Stroppi dipinge per istinto, spinto da una segreta coscienza, evocando un rapporto primitivo con la natura; dipingere per lui è insieme necessità e piacere.
Un lavoro spontaneo che segue prontamente le esigenze più immediate e non contenibili, apparentemente lontano dalle linee concettuali dell'arte contemporanea.
Stroppi lavora e vive in un isolamento tutto suo; schivo, riluttante e orgoglioso non desidera chiasso intorno al proprio nome. Il suo desiderio più profondo e più vero è di riuscire a cogliere il tempo sospeso, inquieto e immutabile della natura e offrirlo a chi guarda.




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