Il viaggio, da abbiategrasso a sagres - VILA DE SAGRES

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IL VIAGGIO

Non è proprio dietro l'angolo.

La prima volta ci arrivi perché qualcuno c'è già stato. Non è detto che te ne parli con entusiasmo, basta che ti dica che ne vale la pena.
Così ti ci avventuri. Sì, perché in fondo sa di avventura percorrere tutto il tragitto necessario. Non è proprio dietro l'angolo.
Chi sceglie l'auto  impiega:  da Siviglia 3 ore, da Lisbona 4, da Granada 5, da Madrid 7, da Valencia 10, da Barcellona 14, ...da Milano 24.
Si possono comprendere le soste necessarie per i rifornimenti  e per i bisogni corporali. Sgranchirsi le gambe è doveroso, ma aggiunge minuti. Ognuno si conosce, conosce quindi di quanti minuti ha bisogno. Fa presto a fare i conti. Ci si può fermare a dormire.
Ogni notte è un giorno in più da contare. Può essere un punto di passaggio lungo un itinerario definito più lungo. In questo caso è tutto diverso. Quando io dico arrivarci intendo considerarlo la meta, da raggiungere nel più breve tempo possibile, secondo i mezzi e le risorse di cui si dispone e con cui ognuno di noi deve fare i conti.
Ci si può arrivare anche in aereo.
Di certo anche in treno. Del treno non vi posso raccontare niente perché non ho esperienza diretta e non ho conosciuto nessuno che l'abbia utilizzato. Ci si può arrivare anche in bicicletta. Si vede ogni tanto qualcuno che pedala lungo la strada che costeggia la costa vicentina. Per la verità sono quasi sempre in coppia, anche se giustamente distanziati uno dall'altra o, non è escluso viceversa, una dall'altro.
Io sono arrivato in Portogallo la prima volta in  aereo. Scalo a Lisbona, non Faro ovviamente, per una rapida visita. Poi il noleggio di una macchina e via per il sud, diretti a Sagres.
Mi ci ha quasi costretto mio fratello che già ci si avventurava in macchina da alcuni anni. Lui ci era arrivato su indicazione di un amico passando per il nord della Spagna.  E devo credere che se l'oceano non lo interrompeva, probabilmente si sarebbe spinto più avanti.
E' passato qualche anno. Le strade erano allora meno praticabili; le autostrade che oggi tagliano tutto il Portogallo erano solo in parte realizzate, congiungevano Lisbona a Oporto e si insinuavano per brevi tratti dal confine spagnolo.
Il primo impatto insomma non è stato forse dei migliori: cinque ore, è vero lungo la strada che passa a ridosso della costa, per percorrere meno di trecento chilometri.
Il poco traffico, però, escludendo il primo tratto in Lisbona, mi ha permesso di guardarmi un po' intorno mentre alla guida affrontavo le curve e controcurve, evitavo le buche e le macchine che arrivavano in senso opposto lungo le strade strette e sconnesse.  Già attraversare il ponte sul Tago ha stimolato la prima emozione.  
Poi il susseguirsi di piccoli paesi bianchi e di case isolate disseminati nel verde di piane e basse colline. Era dicembre. L'erba ancora rivestiva i campi intorno. Uomini attempati e non, con la pelle riarsa e bruciata dal sole, sfrecciavano (così sembrava per il rumore non di certo per la velocità) con motorini arrugginiti versione anni sessanta e settanta.



Ognuno di noi si è scelto un suo percorso.
Ognuno di voi se lo scelga autonomamente.


Al confine spagnolo ognuno ci arrivi come meglio crede.
Dall'Italia il più praticabile costeggia tutta la costa da Genova fino a Perpignan, lungo le varie autostrade che tagliano fuori Nizza, Cannes, Aix en Provence, Arles, Nîmes, Montpellier, Narbonne. L'alternativa parte da Torino, passa dal Frejus, Grenoble, Valence,  Orange per poi congiungersi a Nîmes con il precedente.
A Narbonne chi pensa al sud o al centro della Spagna prosegue per Perpignan, chi invece punta per il nord gira per Carcassone, Tolosa, Bayonne per poi attraversare i Pirenei a Biarritz.
Passare da Andorra, per quanto interessante, complica le cose.
C'è pure lo storico passo di Roncisvalle che scende a Pamplona. Conviene però pensarci per il ritorno.
Mio fratello ed io non siamo accomunati dallo stesso percorso. Lui attraversa il centro, io il sud della Spagna. Comuni fino a Barcellona i percorsi si dividono appena prima di arrivare a Tarragona.
Ogni percorso ha i suoi orari, le sue soste, i propri autogrill, le proprie stazioni di servizio. Molto dipende ovviamente dal mezzo utilizzato. Il mio ha da sempre maggiore autonomia. Sono costretto quindi a un numero minore di fermate per il pieno.
Scelgo, o meglio mi toccano, aree di servizio diverse. Abbiamo una certa scelta, perché oggi ormai sono diventate frequenti come un po' in tutto il resto dell'Europa, quindi se possiamo scegliamo quelle che abbiamo provato e giudicato migliori. Mentre cerchiamo di evitare le meno frequenti nel centro e nel sud della Spagna, e soprattutto di notte, dove ancora si incontrano le Via de servicio , che costringerebbero ad uscire dalla autostrada (o per meglio dire dalle autovias , cosiddette perché non più vere autostrade autopistas a pagamento)  e che potrebbero essere chiuse (non tutte tengono aperto tutto il giorno, bensì più frequentemente dalle 7 alle 24).
Per questo e soprattutto per evitare ingorghi annunciati (non sono molto diverse dalle nostre le abitudini delle persone dei paesi che attraversiamo), la partenza è finalizzata ad evitare il traffico delle grandi città nelle ore di punta. L'orario migliore prevedere di essere alla frontiera tra Italia e Francia per le 11 di notte.
Il giorno migliore non è comunque quello degli esodi di massa, anche se la  notte il traffico si è ridotto ed è quasi accettabile. Consiglio il pieno, così da evitare soste oltre a quelle inevitabili ai caselli. Raccomando il cambio alla guida.
L'ideale è ogni due ore (di notte impedisce di dormire: uno del gruppo può fare lo sforzo purché poi recuperi), si resiste anche un paio d'ore in più ma non oltre.  C'è un limite fisico oltre il quale non si può andare. Ognuno ha il suo.
Di certo si percepirà sulla distanza, quando si è ormai vicini alla meta la stanchezza, più mentale che fisica che fa sembrare insormontabile la difficoltà che in altri momenti risulta di semplicissima soluzione.  
La velocità deve essere quella prevista dal codice, non tanto per non correre rischi con la polizia locale, ma perché la velocità stressa e stanca maggiormente. Come pure stressa la musica ad alto volume che si vorrebbe accesa per impedire di dormire.  
In cinque ore si attraversa la Francia; poche macchine lungo la Costa Azzurra, code brevi ai caselli.
A Nîmes si punta verso sud. Alle quattro si entra in Spagna. Per le cinque e mezzo si è a Barcellona. Si contano tredici caselli da Milano, otto a pagamento. Fate un po' i conti. In termini economici  si aggira intorno ai 74 euro. Barcellona non si è ancora svegliata. La si supera abbastanza agevolmente. Ancora due caselli (circa 7 euro), poi si punta per Tarragona, si costeggia il mare un po' dall'interno, la si supera e  si prosegue in autostrada fino a Valencia. Diciamo per le dieci al  casello. Si prosegue, facendo attenzione a non entrare in città. Il traffico è aumentato ma si viaggia. Ancora mare da non molto lontano, poi colline, Benidorm dagli enormi grattacieli, Alicante vista da sotto lungo la galleria che l'attraversa. Ultimo casello una manciata di chilometri dopo. Altri 36 euro.
L'autostrada finisce. Si prosegue lungo le superstrade che ormai poco hanno da invidiare alle autostrade se non le aree di servizio.  Prossimi traguardi: Mursia evitando Cartagena, Lorca, Puerto Lumbreras, poi si vira verso ovest.  Una serie continua di colline poco abitate puntate del verde e del grigio degli ulivi.
La città di Guadix, che un cartello lungo l'autovia vi rivela troglodita, con le case scavate nella roccia, la Sierra Nevada in un saliscendi continuo fino al passo Puerto de la Mora di 1.390 metri per poi scendere a ridosso di Granada verso le due. Prima dell'aeroporto  un cartello vi segnala di fare attenzione agli aerei che in fase di decollo o di atterraggio potrebbero… spaventarvi. Siviglia verso le cinque, all'ora migliore per passarle intorno perché quasi deserta.  
Il primo ponte grandioso sul Guadalquivir, poi l'uscita per Huelva improvvisa sulla sinistra, verso la regione delle fragole, fino alla frontiera con il Portogallo. E lì, dall'altro ponte grandioso sospeso, e ormai confine virtuale,  si impadronisce dello sguardo  l'indimenticabile spettacolo dell'estuario del Guadiana.    Sono le sette, ma per essere più precisi le sei di sera, perché  il fuso orario fa guadagnare un'ora.
La superstrada mai interrotta prosegue lungo le colline portoghesi a distanza dal mare che solo a tratti si intravede.  Si tagliano fuori tutte le città importanti, con il sole pressoché negli occhi, fino ad arrivare all'ultima uscita per Lagos,  verso le otto locali.
Una serie di rotonde verso destra per puntare nuovamente ad ovest, con il sole ormai dietro l'orizzonte. Una serie interminabile di semafori intelligenti, qual tanto che basta per rallentarti, fino a Vila do Bispo.
Sagres aspetta luminosa, appare all'improvviso per farvi capire che la troverete, poi scompare. Riappare bianca, in tutta la sua estensione

 
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